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Pratica clinica· 6 min di lettura

Odontogramma FDI: cos’è, come funziona la numerazione e perché il digitale è superiore

L’odontogramma è la mappa visiva della cavità orale: uno schema dei denti su cui il dentista annota reperti, trattamenti e piano di cura per ogni singolo dente. È una delle prime cose che compilate per un nuovo paziente e uno degli strumenti di documentazione più preziosi di cui disponete nella pratica clinica quotidiana.

Perché la registrazione abbia senso, però, serve una «lingua» comune per denominare i denti. Questa lingua è offerta dal sistema internazionale della Federazione Dentaria Internazionale (FDI), utilizzato in Italia e nella maggior parte dei Paesi del mondo: ogni dente è descritto da un numero univoco a due cifre, così che «16» indichi esattamente lo stesso dente per ogni dentista, assistente o ente assicurativo.

In questa guida vedremo nel dettaglio come funziona la numerazione dei denti FDI, come si confronta con gli altri sistemi e perché l’odontogramma digitale cambia concretamente il modo in cui registrate e monitorate il quadro clinico dei vostri pazienti.

Cos’è l’odontogramma e a cosa serve

L’odontogramma è uno schema di tutti i denti — i 32 permanenti o i 20 decidui — in cui si annotano, dente per dente, la condizione, i reperti e i trattamenti, sia quelli completati sia quelli programmati. Con un’occhiata vedete l’intera cavità orale, senza dover leggere pagine di appunti.

Nella pratica, lo stesso schema svolge contemporaneamente più ruoli:

  • Quadro clinico a colpo d’occhio: quale dente presenta una carie, un’otturazione, una corona o una terapia canalare e quale è mancante.
  • Pianificazione del trattamento: cosa è stato programmato, cosa è stato completato e cosa resta in sospeso per ciascun dente.
  • Documentazione: un archivio completo della storia di ogni dente nel tempo, utile anche per ragioni assicurative o legali.
  • Comunicazione: una lingua di riferimento comune tra colleghi, assistenti e laboratori odontotecnici.

Come funziona la numerazione dei denti FDI

Il sistema FDI descrive ogni dente con un numero a due cifre: la prima cifra indica il quadrante della bocca, la seconda la posizione del dente rispetto alla linea mediana. I numeri si leggono cifra per cifra — il dente 16 si pronuncia «uno-sei», non «sedici».

La prima cifra: il quadrante

La bocca è divisa in quattro quadranti, definiti sempre dal punto di vista del paziente, non dell’esaminatore:

  • 1: quadrante superiore destro (denti permanenti)
  • 2: quadrante superiore sinistro (denti permanenti)
  • 3: quadrante inferiore sinistro (denti permanenti)
  • 4: quadrante inferiore destro (denti permanenti)
  • Da 5 a 8: i quadranti corrispondenti per i denti decidui — 5 superiore destro, 6 superiore sinistro, 7 inferiore sinistro, 8 inferiore destro.

La seconda cifra: la posizione dalla linea mediana

La seconda cifra conta la posizione del dente partendo dalla linea mediana: 1 è l’incisivo centrale, 2 l’incisivo laterale, 3 il canino, 4 e 5 il primo e il secondo premolare, mentre 6, 7 e 8 corrispondono al primo, al secondo e al terzo molare. Nei denti decidui la seconda cifra arriva fino a 5, poiché ogni quadrante della dentatura decidua conta cinque denti.

Alcuni esempi caratteristici per fissare la logica:

  • 11: l’incisivo centrale superiore destro
  • 16: il primo molare superiore destro
  • 23: il canino superiore sinistro
  • 36: il primo molare inferiore sinistro
  • 48: il terzo molare inferiore destro (dente del giudizio)
  • 55: il secondo molare deciduo superiore destro

FDI, Universal e Palmer: un rapido confronto

Il sistema FDI è il più diffuso a livello internazionale, ma non l’unico. Il sistema Universal, usato soprattutto negli Stati Uniti, numera i denti permanenti in modo progressivo da 1 a 32 e i decidui con le lettere, mentre il sistema Palmer combina un simbolo di quadrante con un numero da 1 a 8. Il sistema FDI eccelle per chiarezza e universalità: con due sole cifre trasmette sia il quadrante sia la posizione del dente, ed è per questo lo standard in Italia, in Europa e nei moderni software gestionali per lo studio.

Odontogramma cartaceo o digitale?

L’odontogramma cartaceo copre il bisogno di base della registrazione, ma l’odontogramma digitale è superiore in tutto il resto: velocità di inserimento, storico, ricerca e collegamento con il resto della cartella del paziente. Su carta, lo schema è una fotografia statica del momento: le correzioni si fanno con cancellature, l’evoluzione nel tempo non si vede da nessuna parte e, quando vi serve una vecchia annotazione, la cercate tra i raccoglitori. C’è sempre, inoltre, il rischio di deterioramento o smarrimento dell’archivio fisico.

L’odontogramma digitale, al contrario, è vivo: ogni reperto viene registrato con la data, lo storico di ciascun dente si apre con un clic e nulla si cancella né si perde. Questo cambiamento non riguarda solo lo schema dei denti — fa parte di una transizione più ampia: consultate i passi della transizione allo studio dentistico digitale per avere il quadro complessivo.

Come funziona l’odontogramma digitale nella pratica

In DentalPro, l’odontogramma interattivo secondo FDI funge da nucleo clinico della cartella: selezionate un dente sullo schermo e vedete subito i suoi reperti, i trattamenti e il piano di cura, con lo storico completo per singolo dente. Registrate un nuovo reperto all’istante, lo inserite nel piano di cura e, una volta completato il lavoro, il relativo addebito passa automaticamente alla contabilità del paziente — addebiti, pagamenti e saldi si aggiornano senza doppio inserimento.

Poiché DentalPro è un’applicazione cloud che gira nel browser, non servono installazioni né server in studio: l’odontogramma funziona anche su tablet o smartphone accanto alla poltrona, là dove si svolge la visita.

Registrazione vocale chairside

Durante la visita le vostre mani sono occupate — ed è qui che la registrazione vocale fa la differenza. Dettate i reperti mentre esaminate, dente per dente, e la registrazione avviene nel momento in cui osservate il reperto, non a fine giornata andando a memoria. Meno omissioni, una rappresentazione più fedele del quadro clinico.

Integrazione nella cartella clinica elettronica

L’odontogramma non vive da solo: acquista il suo pieno valore quando è collegato alla cartella clinica elettronica del paziente — allergie, terapie farmacologiche, radiografie, anamnesi e note in un unico punto. Così, prima di ogni intervento avete davanti l’intero quadro del paziente, non solo il dente. E con la ricerca globale trovate paziente, dente o trattamento in pochi secondi.

Conclusione

L’odontogramma FDI è la lingua comune dell’odontoiatria: due cifre che descrivono con precisione ogni dente, dall’incisivo centrale superiore destro (11) al dente del giudizio (48). In formato digitale diventa molto più di uno schema: un archivio clinico vivo che collega reperti, piano di cura e contabilità. Se state valutando nel complesso gli strumenti del vostro studio, la guida alla scelta del software per studi dentistici vi aiuterà a definire i criteri giusti.

Volete vedere l’odontogramma interattivo in azione nel vostro studio? Create un account su DentalPro e iniziate la registrazione digitale dal prossimo appuntamento.

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